COSI’ BEVEVAMO!

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COSI’ BEVEVAMO!

 

 Le vere novita’ degli anni ’50 piu’ che nel mangiare possiamo trovarle nel bere.  Sono questi gli anni del “Cocktail”.  La moda dei drinks prima (e dopo)  cena viene, come tutte quelle di quegli anni, dall’America e attecchisce presto nel nostro Paese.  Giornali e riviste dell’epoca sono piene di ricette di bevande piu’ o meno esotiche.  In realta’ all’italiano il cocktail party piu’ che per cio’ che si beve, piace per quell’aura di  raffinata sofisticazione che circonda l’evento: i “tubini” neri delle signore, le sigarette fumate con il bocchino, i lunghi bicchieri in cui tintinnano i cubetti di ghiaccio, la musica, rigorosamente americana, in sottofondo.  Partecipare ad un cocktail e’ insomma visto come un segno di classe e ricercatezza.  Di fatto, soprattutto in un primo tempo, agli Italiani il cocktail non piace e viene anzi trattato come un esotico intruso.  Il fatto e’ che il nostro e’ piuttosto un Paese di bevitori di vino, bevitori di quantita’ piu’ che di qualita’, gente che non ama o comunque che non si dedica a fare le mescolanze talvolta complicate e sempre impegnative di cui un cocktail si compone.  In un articolo del settimanale  “Epoca” del 1955, Gianni Granzotto racconta che durante un cocktail party a New York, la padrona di casa gli fece notare che quei due o tre Italiani invitati rifiutavano cortesemente i cocktail per ripiegare sulla piu’ facile scelta di un vermouth o di un whiskey, senza aggiunte di altri ingredienti.  Questo perche’, cosi’ sosteneva la signora, “ a voi non piace il rigore dell’esatta misura per via di quel vostro genio di risolvere ogni cosa piuttosto con l’estro che non con la tecnica; cosi’ non vi occupate dei cocktail per il fatto che essi richiedono la precisa osservanza di certe norme, di certe misure inderogabili; li avete scartati dalle vostre costumanze, e li ignorate sia nella veste di protagonisti, come preparatori di cocktails, sia nella veste di consumatori, della gente che beve”.

Piu’ semplicemente forse, come sosteneva Flaiano, il nostro non e’ un Paese di grandi vizi.  Cosi’ per esempio a Roma “ogni grande vizio prende i modi di un passatempo che, esaurita la prima curiosita’, diventa noioso…..le capitali del Vizio basano la loro fama sull’alcool, sulle droghe, sulla violenza, sulle grandi passioni….ora a Roma non si beve mai fuori pasto.  Incontrare un ubriaco per le strade di notte diventa sempre piu’ improbabile…..nei bar del centro, questi di via Veneto, chi beve ostinatamente liquori lo sappiamo, sono forse in tutto un centinaio, e diventano col tempo oggetto di ammirazione, perche’ rivelano un’abitudine ai viaggi, al modo di vita europeo.  Piu’ che dei viziosi essi si sentono dei privilegiati, godono la stima dei barmen e al lor giudizio viene rimessa ogni questione in cui c’entri l’alcool e gli usi del bel mondo.  Gli altri clienti bevono caffe’, aranciate e anche latte”.  Fatte le debite proporzioni non e’ che le cose siano poi cosi’ cambiate anche oggi, a parte l’allarme giovani che ormai bevono senza alcun discernimento.

Eppure in quegli anni e per tutto il decennio successivo, bastava guardare Carosello per rendersi conto di come i liquori fossero in decisa ascesa.  Cavallino Rosso, Vecchia Romagna, Bitter Campari, Carpene’ Malvolti, Strega, Cinzano bianco, chinato, dry e  rosso,  Aperol e  Cordial Campari, queste le bevande dell’epoca.  E infine c’era il Brandy Stock, quello senza sosia, come diceva la pubblicita’, quei Caroselli resi famosi dalla coppia Volonghi-Melnati, che litigava sempre e su tutto e che riusciva, in extremis, a salvare il matrimonio solo al bar, al momento di ordinare il brandy.  La povera Volonghi, astemia nella vita, si ritrovo’ a bere una tale quantita’ di Stock nel corso degli anni, che una volta in cui le riprese andavano per le lunghe, si senti’ male e vomito’ tutto in diretta sotto gli occhi di un fotografo impietoso.   Verso la fine degli anni ’60 invece la Stock decise di cambiare testimonial e di provare ad arruolare, come gran bevitore di brandy, addirittura Orson Welles, allora semi sconosciuto al grande pubblico italiano.  Il regista scelto per il Carosello, si reco’ allora a Venezia per incontrare il grande attore e collega americano che era li’ in occasione della Mostra del Cinema.  Welles, completamente ubriaco ( ma di whiskey) chiese un milione di lire di allora solo per fare un provino ( la Stock non si fidava delle sue doti interpretative!).  Non se ne fece nulla, cio’ non tolse pero’ che il famoso brandy restasse per anni in testa alle classifiche dei piu’ amati dagli Italiani.

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