ALLA RICERCA DEL SAPORE PERDUTO

i87895669._szt7_

ALLA RICERCA DEL SAPORE PERDUTO

Tre anni fa abbiamo acquistato un vecchio rudere nel cuore di Vetralla, piccolo paese a nord del Lazio, in provincia di Viterbo.  Faticosamente l’abbiamo rimessa a posto, facendo praticamente tutto da soli perchè i soldi scarseggiavano.  Mai acquisto si è rivelato più felice.  Non solo perchè Vetralla, a soli 45 minuti da casa nostra a Roma, raggiungibile in poco tempo, è un mondo a parte rispetto alla città in cui viviamo, un altro universo. Un universo lento, di ritmi allungati, tempi diversi. Ma soprattutto Vetralla è stata ed è una continua scoperta di sapori dimenticati.  Pane, olio, ricotte, pecorini e salsicce.  E più di ogni altra cosa verdure.  Una volta a settimana in paese c’è il mercato dei contadini, pochi banchetti è vero ma l’offerta è straordinaria.  Misticanze, tenerumi, borragine, ramolacci, lupini, erbe selvatiche dai sapori forti.  Ma anche le scoperte più banali.  Come quella volta che ho acquistato un mazzo di carote e tornata a casa ne ho mangiata una, cruda, e all’improvviso ho ricordato.  Ho ricordato che le carote hanno un sapore, che sono dolci, profumate, zuccherine.  Abituata alle carote cittadine, dure, legnose, praticamente rape, avevo dimenticato l’emozione di mangiarne una appena strappata dalla terra.  Insieme alle carote l’altra riscoperta sono state le uova.  Sono uova straordinarie quelle di Vetralla, piccoli miracoli che mostrano ancora terriccio e qualche piumetta attaccata qua e là.  Il tuorli rossi, saporiti, densi, come crema.  Anche quelli avevo dimenticato. 

Negli anni vissuti in America, in California, non mi perdevo mai i Farmer’s Markets, i mercati dei contadini.  A Los Angeles, in quegli anni ’90, ne nascevano come funghi ed erano i soli luoghi dove poter trovare prodotti che avessero un qualsivoglia sapore.  Le uova non mancavano mai.  Ce n’era sempre almeno un banchetto che ne esponeva, in bella mostra, centinaia, di ogni sfumatura: bianche, gialle, marroncine, screziate, addirittura celestine.  Su tutte troneggiava una scritta: “Humanly treated”, trattate in maniera umana.  E io mi chiedevo cosa volesse dire, accarezzavano le galline? Ci parlavano? Oggi vengo a scoprire che lo Stato della West Coast ha varato in questi giorni una legge semplicissima ma a suo modo rivoluzionaria, soprattutto in America: non si potranno più vendere uova che provengano da allevamenti dove le galline non abbiano spazio sufficiente  per svolazzare libere.  Quelle che qui da noi sono indicate come allevate a terra. Per l’appunto trattate in maniera umana.  Le galline californiane saranno di certo entusiaste ma mai come coloro che le mangeranno e che riscopriranno, come accade a me a Vetralla, il sapore di un uovo fresco, appena uscito, come mi raccontava mia madre da piccola “dal culo della gallina”.

No Comments

Post a Reply