COME DIMENTICARE I MARITOZZI?

A proposito di ricette dimenticate, chi si ricorda i maritozzi? Morbidi, zuccherini, deliziosi con la panna, ahimè soppiantati dagli stupidi cornetti.  Oggi pochi e selezionati bar romani li propongono ancora ma io sono felice di essere cresciuta a suon di maritozzi.  Questa che vi propongo è la ricetta di Ada Boni, che ho inserito nel mio libro “Fornelli d’Italia-150 anni di storia del nostro paese racontati da piccole e grandi cuoche- Stefania Aphel Barzini- Edizioni Mondadori” . Nelle librerie da domani 1 Aprile.

 

Maritozzi al burro di Ada Boni (dal Talismano della Felicità)

400 gr. di farina

100 gr. di burro morbido

6 cucchiai di zucchero

50 gr. di lievito di birra

2 cucchiai di pinoli

7/8 cucchiai di uva sultanina

2 uova

2 cucchiai di scorza di arancia candita

Un pizzico di sale

 

Sciogliere il lievito di birra con poca acqua tiepida (60/80 gr.), unire 100 gr. di farina e formare, mescolando con un cucchiaio, una pasta morbida. Coprire e porre in un luogo riparato a lievitare per circa 15/20 minuti. Sul piano di lavoro fare la fontana con la restante farina, e nel mezzo porre la pastella lievitata, le uova, lo zucchero (6 cucchiai), il burro, un pizzico di sale e un paio di cucchiai d’acqua (o anche qualcuno in più); impastare e lavorare fino ad avere una pasta morbida e liscia da lasciare lievitare in un luogo riparato ben coperta per circa un’ora. Trascorso questo tempo rovesciare la pasta ormai ben gonfia sul piano di lavoro leggermente infarinato e maneggiandola sapientemente unire i pinoli, l’uvetta sultanina precedentemente fatta rinvenire in acqua tiepida, strizzata e asciugata, e le scorzette d’arancia. Quando questi elementi saranno ben distribuiti nell’impasto suddividere quest’ultimo in 24 piccoli panini e disporli sulla placca del forno rivestita da carta forno, ben distanziati, cercando di dar loro una forma ovale e leggermente schiacciata. Lasciar lievitare per un paio d’ore dentro al forno spento. Quando saranno ben gonfi e lievitati accendete il forno che deve essere caldissimo perché i maritozzi devono cuocere sei o sette minuti al massimo. Appena li avrete estratti dal forno spennellate la superficie con uno sciroppo denso ottenuto sciogliendo due cucchiai di zucchero in pochissima acqua. Rimettete i maritozzi per qualche minuto nel forno tiepido ma spento di modo che lo sciroppo si asciughi.

 

Consiglio d’amica:

Se volete maritozzi della stessa dimensione usate la bilancia per pesare ciascun paninetto. La ragione per cui i maritozzi devono cuocere pochissimo è che altrimenti perdono di morbidezza. Io consiglio di usare il forno ventilato a 220°.

I maritozzi, colazione abituale dei romani negli anni Cinquanta e Sessanta, sono, ahimè, in via di estinzione, spodestati dagli insulsi cornetti. Nei bar del centro è ancora possibile trovarli, anche se senza pinoli e scorzette candite. Il massimo è aprirli in due, lasciando un lembo attaccato e farcirli di panna montata, rigorosamente non zuccherata. Malgrado non si tratti di cibo dietetico sono indimenticabili e danno assuefazione come la più potente delle droghe. E i cornetti saranno presto dimenticati.

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