‘U STRATTU: L’ESTRATTO DI POMODORO

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‘U STRATTU: L’ESTRATTO DI POMODORO

E’ lui il vero re di ogni tavola siciliana che si rispetti: ‘u strattu, l’estratto.  Non c’è nulla al mondo di più affascinante che partecipare alla “cerimonia dell’estratto”.  Già perchè laddove lo strattu viene ancora fatto come ai vecchi tempi, si tratta di un vero e proprio rito al quale partecipa tutta la famiglia. Si tratta di un’operazione lunga, da tre giorni ad una settimana, che avviene sotto al sole e alla fine ci si ritrova abbronzati e bruciacchiati come un toast.  E’ un lavoro che ha un linguaggio tutto particolare, un po’ da iniziati: “riminare”, girare e rigirare la salsa al sole finchè non si addensa perdendo tutto il suo liquido.  Le “maidde” le grandi tavole di abete o di faggio su cui viene steso lo strattu, i “stipa” i vasi di terracotta dove alla fine del lavoro si conserva il prezioso condimento.  Sì, prezioso perchè figuratevi che per fare 2 chili di estratto ce ne vogliono ben 20 di pomodori.  E’ dunque un lavoro lungo, faticoso stendere, rimescolare, tirare e ritirare, mettere le tavole sotto il sole al mattino presto e riporle al fresco la sera.  Ma è anche un momento di comunione e di chiacchiere fra donne.  E un momento di ubriacatura generale: avete mai provato a trascorrere giornate intere tra il pomodoro e i suoi piccanti effluvi? Alla fine ci si ubriaca e non c’è nulla al mondo così piacevolmente stordente come una sbronza da pomodori.  Niente “hangover” il giorno dopo e nessun bisogno di cachet o di Alka Seltzer!

 

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