SFINCI ‘I CUCUZZA

E dunque Halloween si avvicina a grandi passi, con il suo corteo di bambini, dolcetti, scherzetti e zucche.  E io vorrei fare un paragone azzardato tra americanissime pumpkins e sicule “cucuzze”, regalandovi due ricette tutte eoliane a base di zucche.

Consuetudine voleva che questi sfinci fossero preparati per festeggiare. Per fare questi dolci si utilizzano grosse zucche gialle rotondeggianti che nelle Isole sono chiamate “cucuzze ‘i mala razza” non l’ho mai capito visto che poi le stesse vengon perche’ “mala” la “ ittata i l’astricu”, vale a dire quando si terminava il tetto di una casa in costruzione, tetto che veniva edificato con una tecnica molto particolare: si posizionavano grosse travi sulle quali venivano adagiate stuoie di canne, e poi  uno strato di rupiddi, ovvero lapilli di origine vulcanica, calce e sabbia ben battuta che diventava dura e compatta come cemento armato.  Quando il lavoro volgeva al termine le padrone di casa preparavano gli sfinci che mandavano in giro ad amici e parenti i quali a loro volta cucinavano biscotti e dolci fatti in casa che poi  offrivano agli operai che all’arrivo dei dolcetti gridavano: “ Ca veni”, una specie di formula magica che avrebbe reso il tetto solido e resistente.

 

Ingredienti per 6 persone:

1 kg. di zucca gialla

30 gr. di lievito di birra

1 cucchiaino di bicarbonato

150 gr. di zucchero

3 tuorli d’uovo

1 rametto di rosmarino

1 tazza di uva passa

1 cucchiaino di cannella in polvere

Abbondante olio extravergine d’oliva, per friggere

Farina q.b.

 

Sbuccio la zucca e la taglio in grossi pezzi che poi metto a cuocere a vapore, c’e’ chi la fabollire nell’acqua, io preferisco la cottura a vapore perche’ cosi’ la zucca assorbe meno acqua.  Intanto in una terrina mescolo le uova, meta’ dello zucchero, il rosmarino tritato e l’uva passa. Quando la zucca e’ morbida la faccio intiepidire, la passo al setaccio e poi l’aggiungo, mescolando bene, al composto d’uova.  Adesso comincio a incorporare la farina, il bicarbonato e il lievito sciolto in un po’ di acqua tiepida.  Le quantita’ di farina variano da zucca a zucca.  Si dice che ne va tanta “quanto la cucuzza chiede”, fino a quando non vedo che il composto si stacca dalla terrina.  Allora lo copro con un panno di lana e lo metto a lievitare in un luogo dove non ci siano sbalzi di temperatura.  Quando comincera’ a gonfiarsi (ci vorranno circa tre quarti d’ora), prelevo la pasta a cucchiaiate e faccio friggere in abbondante olio bollente.  Se affollo troppo la padella la temperatura dell’olio ne risente e gli sfinci non cuociono bene.  Quando sono ben dorati li scolo e li passo su carta da pane ad asciugare.  Infine li spolverizzo con la cannella e lo zucchero rimasto.  Anche loro vanno mangiati caldissimi, ci si deve quasi scottare la lingua.

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Date : 29 Ott 2014

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